
A volte mi capita di riflettere sulle domande essenziali ed
esistenziali che assillano l'Uomo, sullo scopo della vita, sulla
natura dell'Esistente, ecc. Premetto che sono pensieri in libertà
quelli che ho scritto di seguito, ma che catturano una delle
novità che di recente si sono impresse nei miei schemi neuronali
riguardanti questi argomenti.
Cosa significa essere imparziali? Non essere per una parte, ma per
il tutto, per tutti, per il bene di tutti, non per quello di soli
alcuni. Perché essere per il bene di alcuni, significa non essere
per il bene di altri? O il bene di tutti è fatto di tanti
interessi parziali, particolari che nel loro insieme e
diversamente possono essere soddisfatti tutti in modi diversi,
perché uguale per tutti non vuol dire giusto, perché ciò che è
bene per me non è bene per te.
Allora torniamo al discorso delle differenze, di come il mondo non
si ripeta mai in modo identico, come l'evoluzione implica il
cambiamento e la scelta per una forma di essere o per un'altra.
Non una spietata legge della giungla che sceglie il più forte per
inerzia, ma una serie di libere scelte che ci porta verso una
strada condivisa. Alcune cose sono abbandonate, alcune strade
nuove sono intraprese. Nulla è predeterminato dall'Alto, anche se
è nato dall'Alto quello che è ed è dall'alto che proviene la
libertà di scegliere. Il male è il bene. Se anche si ha la scelta
tra il bene e il male, ma il bene (cioé una certa serie di scelte)
sono state già predeterminate, dove sta la libertà? Se la scelta
buona è una non ci dovrebbe essere dubbio sulla scelta e quindi
neanche possibilità di scelta per i sani di mente. Ma tutti siamo
in condizioni di scegliere. Nessuno si può esimere con scuse che
lo escludano senza 'colpe' dalla scelta. Allora... il bene è
predetrminato o scelto per condivisione, evoluzione,
partecipazione, creazione? Non avrà il buon Dio dato a noi anche
il potere di creare il bene, di condividerlo, di cocrearlo? Sempre
per amore di libertà? Potrebbe essere il mondo che noi vediamo una
tavola vuota sulla quale imbandire il cibo della nostra vita
secondo scelte 'create' ogni giorno dalla comunità che siamo?
Potremmo essere solo noi gli artefici del nostro destino, grazie
al desiderio di crearci veramente liberi di Dio o c'è già un fine
predeterminato da Dio che partenamente lo ha già immaginato e
predisposto al quale siamo liberi o meno di aderire? Oppure la
verità sta nel mezzo. Al piano di Dio si somma, aggiunge, fonde,
cocrea un piano creato dalle sue stesse creature in un processo di
cocreazione in cui nulla è predeterminato per non limitare la
libertà creativa di Tutti? Questa è un'idea affascinante che mi
sono ritrovato a cullare da pochi istanti, dopo aver pensato per
anni che Dio avesse un piano ben preordinato, se non avessi
pensato all'altro assunto cui credo fermamente: che Dio ci voglia
liberi e consapevoli. D'altra parte essendo Dio perfetto in quanto
Motore Primo della vita, potrebbe sapere già, come un padre
potrebbe sapere cosa è bene per il futuro del figlio, cosa è bene
per lui.
Allora, mi domando: "Il fine ultimo dell'umanità è già
predeterminato e l'Uomo deve solo aderirvi, per libera scelta,
oppure il fine ultimo è cocreato nella massima libertà da volontà
diverse, ma che tendono all'infinito all'Unità, cioè quella
iniziale (creativa) di Dio e quella in evoluzione dell'Umanità o.,
ancora, si tratta di un movimento creativo di continuo
interscambio tra la volontà delle creature e del Creatore?